Contro la legge bavaglio sulle intercettazioni

Antonio Di Pietro: Gheddafi come Bin Laden

Gheddafi e BerlusconiGheddafi sarà a Roma a fine agosto per le celebrazioni del secondo anniversario del trattato di amicizia italo-libico firmato a Bengasi il 30 agosto di due anni fa dal premier Silvio Berlusconi e dallo stesso Gheddafi.

A questo proposito, per chiarire la posizione dell’Italia dei Valori, riportiamo un articolo pubblicato dal presidente Antonio Di Pietro sul suo blog un anno fa:

Mentre gli altri Paesi ospitano Barack Obama, considerato il JFK del nuovo secolo per la sua politica “illuminata”, Berlusconi riceve un fiancheggiatore di terroristi e allontana l’Italia dalle nazioni che contano, quelle in via di sviluppo.

Berlusconi nuoce all’Italia accogliendo un uomo indegno come Gheddafi, e dimostra di non conoscere i numeri della nostra economia: nel 2008 le esportazioni italiane verso gli USA ammontavano a 36.1 mld di US$ con un incremento del 3% rispetto al 2007. Le oltre 800 imprese statunitensi insediatesi in Italia, tra le quali spiccano nomi eccellenti, generano Pil e posti di lavoro che questo governo non crea, anzi, distrugge.

E Gheddafi, vestito da pagliaccio, oltre ad incontrare il suo amico magnate che sperpera soldi pubblici, cosa è venuto a fare? Ad insultare i Paesi con cui fino a ieri eravamo, almeno all’apparenza, amici. Ha indicato l’Italia come un Paese amico dei terroristi, in cui ora, senza intercettazioni è possibile rifugiarsi. E’ venuto ad osannare Bin Laden, di cui si sente evidentemente collega per l’attentato di Lockerbie nel 1988. E’ venuto a ricattarci chiedendoci soldi, molti soldi, se vogliamo che la smetta di spedirci barconi di Stato colmi di disperati.

Ha tenuto una lezione di marketing delle dittature proponendole come un modello altrettanto valido rispetto a quello democratico, un argomento sul quale ha probabilmente ricevuto qualche assist dal nostro clown. E’ venuto a riscuotere l’applauso di politici come il “gladiatore” Cossiga e “zio Giulio” Andreotti che nel loro passato hanno forse sognato e perseguito forme politiche diverse dalla democrazia. E’ venuto a stringere accordi con Eni ed altre industrie di Stato, ricattandole con l’oro nero. E’ venuto a lusingare un migliaio di donne nell’incontro al “pollaio” delle Pari opportunità, umiliando il genere femminile, da lui conosciuto solo ed esclusivamente in termini di harem.

Noi siamo con gli studenti, soprattutto con quelli a cui è stato vietato contestare la visita italo-libica di ieri all’università ‘La Sapienza’ di Roma. Noi siamo con gli italiani. NOI Gheddafi, e i dittatori come lui, non li vogliamo sul suolo del nostro Paese.

Liana Barbati
Segretaria Provinciale

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ACT: aumento delle tariffe e probabile fusione con ATCM

ActIl nodo vero da risolvere per il rilancio del trasporto pubblico non può limitarsi alla richiesta di un aumento dei biglietti o prospettando la fusione di Act con altre aziende vicine.

La cosa di cui ha bisogno Act prima di tutto è una trasformazione reale all’insegna di una riduzione dei costi e dell’aumento degli utenti, invece di un aumento delle entrate provenienti solo dall’incremento del prezzo del biglietto e dall’aumento dei contributi chilometrici provenienti dalla Regione.

Riduciamo i costi degli amministratori e del Consiglio di Amministrazione: magari non darà un contributo decisivo al rilancio, ma sarebbe già un primo forte segnale di cambiamento.

Queste poltrone sono destinate a persone espresse da partiti che sono o erano al governo.

Recentemente si è presentato lo stesso Malagoli a Palazzo Allende, in Commissione di Graranzia e Controllo, per dirci che c’è da ripianare un debito (mi pare di 1,5 milioni di euro) e che i soci (Provincia e Comuni) dovranno fare la loro parte. Io invece ritengo che la Provincia non dovrebbe mettere soldi in un “pozzo senza fondo”.

Spiego il perché. Ci dicono che in Act rimarranno una decina di persone con compiti di controllo e indirizzo. Spero che Malagoli non sia tra queste: se si considera un manager, deve rispondere dei risultati deludenti; se si considera un politico, penso che l’azienda potrà fare a meno di lui a maggior ragione. Ma questo ridimensionamento, nei fatti, non avverrà.

In realtà Act sarà tutt’altro che un piccolo sparuto manipolo di esperti che indirizzano le politiche di mobilità e Tpl (Trasporto Pubblico Locale), come ci vogliono raccontare, ma sarà un holding con in pancia il 65% di AE, ovvero l’azienda (privata?) che svolgerà il servizio di Tpl al posto di Act. Il messaggio è questo: «dateci i soldi per ripianare il debito per l’ultima volta, che poi finisce tutto in mani private».

Ritengo invece sia probabile che i soci (Provincia e Comuni reggiani) dovranno ripianare ancora futuri debiti di AE, essendo proprietari tramite Act dell’azienda, senza avere nulla di buono in cambio, anzi dovendo accettare inevitabilmente una maggiore precarizzazione dei lavori di Act, con inevitabili ricadute sulla qualità del servizio.

L’idea illustrata da Malagoli in Commissione suonava come un taglio dei percorsi poco frequentati dagli utenti e antieconomici, fino ad arrivare alla quantità finanziata dalla Regione. Io ho sempre inteso il contributo regionale come utile laddove il servizio è antieconomico; penso, ad esempio, alla montagna o ai quartieri periferici, visto che il centro – immagino – si finanzia col solo prezzo del biglietto. La Regione finanzia un servizio: non è un bancomat. Come in un’azienda industriale ci sono degli “scarti”, così nel Tpl ci saranno linee che lavorano con pochi utenti, ma offrono un servizio alla popolazione.

Io credo che la chiave della ristrutturazione di Act venga – oltre che dal passo indietro che deve fare la politica – dal dotarsi di una flotta di autobus moderni, con bassi costi di gestione, valutando ipotesi di noleggi a lungo termine e di autobus più piccoli. Cedere la vecchia flotta di autobus Act ad AE non alleggerisce lo stato finanziario di Act, da un lato, e dall’altro appesantisce la gestione di questa “new company” con un patrimonio di autobus vecchi e inefficienti.

Autobus nuovi garantiscono un servizio all’altezza delle aspettative di trasporto, che solo mezzi moderni possono soddisfare; penso ad esempio all’aria condizionata, almeno sui bus a media/lunga percorrenza. Senza questi servizi, chi prenderà l’autobus sarà solo colui che non ha alternative, e quindi non vi saranno nuovi utenti e non aumenterà il numero di passeggeri.

Chiederei di fare una stima del valore degli autobus, e di vendere tutti quelli vecchi (la grande maggioranza). In questo modo, invece che conferire alla nuova società una “mela avvelenata” che ne appesantisce i costi, le si darebbe la possibilità di avere un margine di manovra maggiore, dotandosi – tramite affitti o leasing a lungo termine – di mezzi che necessitano di minor manutenzione, con meno costi di gestione e anche meno inquinanti: siamo una delle città più inquinate d’Europa, e ogni sforzo per migliorare tale situazione va fatto senza esitazione.

Rudy Baccarani
Consigliere Provinciale

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Risposta alla “Gazzetta di Reggio” sull’esposto in Procura

Esposto in ProcuraIn riferimento all’articolo del 27/07 della Gazzetta di Reggio (scaricalo in PDF), a firma “mi. sc.”, si precisa quanto segue.

La Segretaria Provinciale IdV Liana Barbati ha l’appoggio e il sostegno di tutto l’Esecutivo e del Coordinamento eletto nel Congresso del 1 luglio scorso.

Nell’IdV non esistono correnti: esiste una diversa visione dell’azione politica, che trova però sintesi nel voto del Coordinamento.

Ad oggi il Coordinamento si è espresso sempre all’unanimità e siamo convinti che anche se ci saranno – come è corretto che ci siano in democrazia – posizioni diversificate, questo non significa che l’IdV di Reggio Emilia sia quel partito che la giornalista dipinge nel suo articolo.

La Segretaria ha il sostegno e l’appoggio di tutti noi, e ci rappresenta come ha fatto finora.

In merito poi a “trattative o spartizioni segrete” che vengono menzionate, la cosa rasenta il ridicolo: non sussistono né mai ci saranno trattative che non siano state discusse in Assemblea, né esistono e esisteranno mai “spartizioni di posti”. Si ricorda che l’IdV, pur avendo ottenuto il 7,89%, non ha cariche in Enti di secondo grado, se non un posto di consigliere supplente in Fcr.

A tale proposito, non è più tollerabile che si avvalori la tesi che il partito di Antonio Di Pietro sia uno che “spartisce” posti. Chi fosse entrato nel partito con queste idee, se le può togliere dalla testa o restituire una tessera che non onora. Se queste informazioni provenissero da un qualsiasi iscritto, è evidente che lo stesso si porrebbe automaticamente fuori dal partito.

La composizione dell’Esecutivo, come risulta dai verbali, è stata votata all’unanimità. Non si riesce tanto meno a comprendere i motivi per cui vengano citate come “questione” le assunzioni in Regione. Siamo il partito della trasparenza, e chi fosse interessato può controllare tutto dell’IdV, comprese le menzionate assunzioni. E’ evidente però che non possiamo accettare che in un articolo si facciano le suddette insinuazioni, senza citare almeno la fonte.

In seguito alla denuncia delle sbandierate divisioni, siamo a chiederVi una repentina smentita che tuteli il lavoro di un partito e l’onorabilità della sua Segretaria.

Per quello che riguarda poi la notizia più grave che viene data nell’articolo – e cioè quella di un esposto che è stato presentato in Procura su fantomatiche “trattative segrete” – precisiamo che ad oggi noi non siamo a conoscenza dell’esistenza di alcun esposto contro l’IdV o la Segretaria.

Ovviamente daremo mandato ai nostri legali affinché agiscano nelle sedi opportune per la tutela dell’onorabilità del partito e dei suoi rappresentanti, ciò sia nel caso in cui dovesse risultare aperto un fascicolo in Procura, sia nel caso contrario.

Il Coordinamento Provinciale: Breveglieri, Gelosini, Panarari, Medici, Miglino, Maione, Aguzzoli, Errico, Giacomucci, Dallari, Nasciuti, Bartolotta, Montipò, Curti, Iacconi, Portioli.
I Delegati di diritto: Fantini, De Sciscio, Magnani, Cervi, Baccarani

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IdV contraria alla speculazione edilizia sulle nostre montagne

CannocchialeL’Italia dei Valori non ci sta alla nuova colata di cemento sui siti di Ca’ Bertacchi e Regnano.

La Segreteria e l’Esecutivo Provinciale dell’Italia dei Valori intendono così rispondere all’appello lanciato di recente da Carlo Arnò esprimendo contrarietà a questa nuova urbanizzazione scellerata e superflua che rovinerà una porzione dei più bei paesaggi della collina reggiana.

Per ricordare i fatti: lo scorso 12 marzo 2010, in Consiglio Comunale a Viano, è stato approvato il Piano Operativo Comunale con voto favorevole di Lega Nord, Pdl, Udc e Pd e l’unico voto contrario dell’Italia dei Valori.

In questi giorni è stato presentato il Piano Urbanistico Attuativo che darà esecuzione all’intervento di circa 4000 mq di edificato sul bellissimo sito naturalistico del c.d. Cannocchiale di Ca’ Bertacchi, mentre a breve ne sono previsti altri 3000 mq sulle antiche borgate della frazione di Regnano, il che vuol dire dalle 50 alle 80 unità abitative in più: un impatto eccessivo e sicuramente non privo di conseguenze sulla realtà locale.

La Convenzione Europea del Paesaggio (adottata a Firenze il 19 luglio 2000) predispone infatti i provvedimenti in tema di riconoscimento e tutela del paesaggio definendo le politiche, gli obiettivi, la salvaguardia e la gestione relativi al patrimonio paesaggistico, riconoscendo la sua importanza culturale, ambientale, sociale e storica come elemento fondamentale atto a garantire la qualità della vita delle popolazioni. Secondo l’art. 5 ogni stato membro si deve impegnare a:

  • avviare procedure di partecipazione del pubblico, delle autorità locali e regionali e degli altri soggetti coinvolti nella definizione e nella realizzazione delle politiche paesaggistiche;
  • integrare il paesaggio nelle politiche di pianificazione del territorio, urbanistiche e in quelle a carattere culturale, ambientale, agricolo, sociale ed economico, nonché nelle altre politiche che possono avere un’incidenza diretta o indiretta sul paesaggio.

Nulla di tutto ciò si è fatto per il territorio del Querciolese di Viano, interessato dalle nuove manovre edilizie, che costituisce un inestimabile tesoro naturalistico e paesaggistico e come tale meritevole di particolare tutela a livello provinciale.

Pur sostenendo la necessità dello sviluppo della montagna, riteniamo che una nuova urbanizzazione non sia utile e tantomeno necessaria considerando la presenza di decine di case vuote o edifici da riqualificare, senza contare la grave carenza di attività produttive e di servizi (basti pensare che a Regnano e Ca’ Bertacchi, a soli 20 minuti dalla città, non arriva neppure l’ADSL). Il rischio, infatti, è di creare l’ennesimo quartiere dormitorio o residence vacanze.
Allora perché tutta questa smania di costruire? Certo il sito è appetibile. Dalle nuove costruzioni, pochi privilegiati – a patto che i lotti siano in effetti venduti vista l’attuale carenza di domanda – potranno ammirare panorami mirabolanti con vista fino alle Dolomiti nelle giornate terse. Ma tutti gli altri cittadini, invece, potranno solo ammirare l’ennesima colata di cemento sulla nostra provincia.

Non è bastato un decennio basato sull’impero del mattone che ha visto spuntare come funghi lotti edificati in modo selvaggio – e spesso con costruzioni di qualità scadente – che hanno fagocitato la campagna trasformando terreni e paesaggi in miniere d’oro per imprese edili e Comuni ansiosi di riempire le proprie casse. Si tratta, anche stavolta, dell’ennesima speculazione edilizia frutto di un palese interesse di pochi a discapito della concreta valorizzazione del territorio montano che non può passare attraverso nuovi e inutili “quartieri dormitorio” ma piuttosto attraverso il recupero e ristrutturazione dei luoghi della nostra tradizione, parallelamente al consolidamento dei servizi, nel rispetto delle bellezze dei luoghi e del benessere dell’uomo.

Segreteria Provinciale
Esecutivo Provinciale
IDV Reggio Emilia

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Cavriago: comune denuclearizzato!

Cavriago: comune denuclearizzato!Antonio Di Pietro ha annunciato poche ore fa dalla sua pagina Facebook che dopodomani verranno depositate in Cassazione le firme raccolte per i 3 Referendum sul legittimo impedimento, sulla privatizzazione dell’acqua e sul nucleare.

Nel frattempo, anche nel Comune di Cavriago è stato approvato dal Consiglio Comunale l’Ordine del Giorno presentato dalla lista “Insieme per Cavriago”, per dichiarare Cavriago «Comune denuclearizzato».

E’ un atto concreto che esprime fortemente la contrarietà per il ritorno al Nucleare in Italia, come previsto dal Governo: una decisione sbagliata che non porterà nessun giovamento al paese, anzi numerosi sono i problemi ancora senza una vera soluzione, come – primo fra tutti – il trattamento delle scorie.

La strada maestra da seguire è invece quella delle energie alternative, ma prima ancora quella del risparmio energetico. Invece di buttare soldi nel Nucleare, si favorisca lo sviluppo di queste due direttrici. Altri stanno perseguendo in modo pragmatico questi obiettivi, ottenendo risultati concreti su diversi fronti e creando allo stesso tempo nuovi posti di lavoro.

Gian Luca Berciotti
Assessore IdV – Comune di Cavriago

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