Contro la legge bavaglio sulle intercettazioni

Questa manovra finanziaria uccide gli enti locali

Protesta comuniCome da un po’ di anni a questa parte, il Governo Berlusconi continua senza indugi la sua politica classista alla Robin Hood: solo che ad essere derubati non sono i ricchi, ma i poveri.

Gli enti locali, dopo che questa Manovra Finanziaria verrà approvata, saranno costretti – come tutti sappiamo – a tre uniche soluzioni: mantenere i servizi che risulteranno scadenti visti gli scarsi finanziamenti pervenuti dallo stato, oppure aumentare le tasse per garantire i servizi, oppure eliminarli del tutto.

E pensare che la Lega Nord, che tanto odia Roma ladrona (ma quando si tratta di poltrone riescie anche a perdonare) in Parlamento esprime parere favorevole a questa Manovra mentre negli enti locali, ad esempio in Consiglio Provinciale a Reggio Emilia, vota un documento presentato da Italia dei Valori e Pd contro – appunto – i tagli del governo espressi nella Finanziaria. A questo punto sorge lecito chiederci se queste persone amino prendersi in giro da sole.

L’Italia dei Valori ha presentato una “Contromanovra” di ben 64 miliardi, contro gli attuali 24 proposti dal Governo. Questa somma deriva da punti programmatici ben precisi, che l’IdV ha iniziato a rivendicare da anni, prima di tutti:

  • taglio ai costi della politica, riguardante gli stipendi e vitalizi di parlamentari e consiglieri regionali (ricordiamo che nel Consiglio Regionale dell’Emilia Romagna la consiliera di Reggio Emilia Liana Barbati si è fatta promotrice di una Legge Regionale per l’abolizione dei vitalizi a coloro che si sono seduti in Consiglio, fino a due mandati precedenti);
  • lotta all’evasione;
  • tagli alla spesa pubblica.

L’Italia dei Valori quindi si unisce alla protesta di Comuni e Province, che oggi hanno esposto sulle loro facciate una “X” di colore rosso, poiché non riusciranno più a soddisfare i bisogni dei cittadini.

Questo Governo ancora una volta ha dato dimostrazione che il piano della P2 è una imminente realtà che pioverà sulle spalle dei più deboli, come sempre accade.

Emanuele Magnani
Consigliere e Caprogruppo Provinciale

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Italia dei Valori di Reggio Emilia dalla parte dei sindaci

Protesta dei sindaciNegli ultimi mesi abbiamo assistito con grande indignazione all’esecrabile condotta di un Governo che si è reso protagonista assoluto dell’ultima «grande abbuffata» prima del collasso definitivo, avvertendo sempre più vicina l’ora del suo inesorabile declino.

Deplorevoli scandali, leggi ad personam, sprechi miliardari di denaro pubblico, tangenti, appalti truccati, nepotismo, nomine a ministeri fantasma e condoni di ogni sorta si sono susseguiti sotto gli occhi basiti del popolo italiano, giorno dopo giorno, senza vergogna e senza il minimo ritegno.

L’Impero di Re Silvio è riuscito nel difficile intento di mettere definitivamente in ginocchio l’economia italiana: negli ultimi due anni il debito pubblico ha infatti subito un’impennata a livelli esponenziali, il mercato del lavoro è stato lentamente annientato privilegiando come sempre la classe imprenditoriale piuttosto che quella lavoratrice, nel costante tentativo di eliminare i diritti dei lavoratori sanciti dalla Costituzione.

Sono stati tagliati senza scrupolo i fondi per i servizi di base dei cittadini come istruzione, ricerca, sanità e sicurezza, senza pensare agli effetti devastanti che queste privazioni avrebbero arrecato alla popolazione.

Mentre l’Italia andava a rotoli, il Presidente del Consiglio e i suoi Ministri, sempre sorridenti, dopo aver negato per mesi l’esistenza della crisi economica, sono giunti alla lungimirante conclusione che “per combattere la crisi sarebbe bastato solo l’ottimismo”.

Forse qualcuno avrebbe dovuto ricordare a Re Silvio e ai suoi sudditi che i debiti, i mutui, la benzina e le medicine non si riescono a pagare con l’ottimismo o con una “ciulatina”.

Dopo aver finalmente ammesso l’esistenza della crisi, Berlusconi parlò di una “manovrina” correttiva che, nello specifico, prevedeva tagli indiscriminati per 24,9 miliardi di Euro agli enti pubblici.

Ed eccoci alla situazione attuale: un’Italia lacerata da scelte economiche scellerate e comuni e regioni in ginocchio.

Gli economisti hanno ampiamente dimostrato che questa manovra non risanerà le condizioni della finanza pubblica e non servirà a mettere in ordine i conti con l’estero del nostro Paese. L’unico effetto certo sarà il ristagno dell’economia con una conseguente impennata della disoccupazione che andrà a danno di Comuni, Provincie e Regioni, ossia minerà duramente il tessuto sociale in generale.

Gran parte delle aziende del nostro territorio sono a rischio di chiusura. In tal senso, persino la Conferenza delle Regioni si è trovata a criticare all’unanimità l’operato del Governo, appoggiando le medesime posizioni che l’Italia dei Valori sosteneva da tempo e approvando un documento che rigetta la manovra al mittente.

Vorrei ricordare che è solo dal territorio e nel territorio, dove la crisi economica viene vissuta drammaticamente in contraddizione alle menzogne e alla propaganda del governo, che può innescarsi quel cambiamento per un rinnovo completo della classe politica attuale.

I tagli previsti dalla manovra incideranno solo sugli onesti cittadini, gli enti locali saranno obbligati ad aumentare i contributi per i servizi o a trasformare questi ultimi in mancati servizi, con la conseguenza che i cittadini dovranno rivolgersi a privati con costi infinitamente superiori.

Giorno dopo giorno, con azioni concrete, la nostra battaglia dal basso riuscirà a scuotere questo sistema marcio e corrotto.

Siamo dunque a sostegno della protesta del Sindaco Delrio e dei sindaci dei comuni della Provincia.

Liana Barbati
Coordinatrice Provinciale

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Manovra finanziaria iniqua e recessiva: colpisce lavoro e servizi, non tocca la Casta, le rendite e i patrimoni, non fa nulla per aiutare a uscire dalla crisi

Manovra finanziariaIl Partito Italia dei Valori di Reggio Emilia esprime la propria preoccupazione per l’imminente manovra finanziaria da 25 miliardi di euro da parte del governo, varata per di più con colpevole ritardo, anche nel riconoscerne la necessità.

Pur prendendo atto dell’ineluttabilità di una manovra aggiuntiva, anche al fine di avviare un serio processo di riduzione dell’indebitamento pubblico, vero tallone d’Achille della nostra economia, non possiamo esimerci dall’osservare come la scelta di non intervenire sulle classi più agiate, coerente con il profilo classista di questo governo, non farà altro che peggiorare il già allarmante quadro economico e occupazionale.

Infatti, misure quali il blocco dei contratti statali e soprattutto la consistente riduzione dei trasferimenti agli enti locali (questi ultimi più del 50% della manovra) avranno pesanti effetti sulla capacità di ripresa dell’economia, riducendo il reddito disponibile e dunque i consumi di larghe fasce della popolazione, nonché la possibilità per gli enti locali di prevedere servizi in linea coi bisogni del territorio e soprattutto delle fasce più deboli che li utilizzano maggiormente.

Inoltre, appare decisamente aleatoria e priva di fondamento la previsione relativa al recupero dell’evasione fiscale, ancor più perché il comportamento del governo nei confronti degli evasori, già beneficiari di scandalosi regali quali lo scudo fiscale, non si è certo finora distinto in quella direzione.

Infine, la montagna dei proclami in materia dell’indispensabile moralizzazione della politica ha partorito il topolino: riduzioni cosmetiche dei costi e dei compensi e nessun apprezzabile cambiamento, a cominciare dalle Province.

Scontata era – purtroppo – l’assenza di misure applicate ai guadagni da operazioni finanziarie speculative o nei confronti delle banche, pure responsabili non secondari della crisi: eppure diversi paesi europei (Germania, Francia, Grecia, Portogallo, Gran Bretagna) hanno aumentato o aumenteranno le imposte alle banche, sulle plusvalenze e sui capital gains, anche al fine di tutelare maggiormente i propri mercati dalle speculazioni e le economie reali.

Come già suggerito a suo tempo da James Tobin, l’applicazione di imposte ad operazioni finanziarie di brevissima durata e non collegate direttamente alla produzione di beni o servizi (classico esempio i derivati) può infatti fungere, oltre che da deterrente alle medesime, come stimolo a investire più stabilmente risorse finanziarie sulle quali le imprese quotate possano contare per la loro ripresa.

E’ altresì grave, oltre che socialmente iniqua, la totale assenza di imposte patrimoniali, che la demagogica ricerca della popolarità di questo governo, con l’abolizione dell’ICI sulla prima casa, ha trasformato in un’azione deprecabile nei confronti dei cittadini, contraddicendo peraltro i principi di fondo del tanto sbandierato federalismo fiscale.

Le tasse sul patrimonio, oltre ad allargare la platea dei contribuenti e la base imponibile, si riferiscono infatti a un contesto meno sensibile alle variazioni congiunturali e che dunque non impatta direttamente sulle imprese e sul lavoro dipendente, in ultima analisi su produzione e consumi.

La tassazione della proprietà immobiliare può, con un efficace intervento di revisione catastale, essere ridisegnata in modo da rispettare criteri di equità e progressività (compreso il mantenimento di un regime agevolato per la prima casa), in linea con gli altri paesi europei, in particolare in quelli a struttura federale come gli USA, dove le tasse sulla proprietà rappresentano circa il 75% del gettito degli enti locali. Tanto maggiore è il valore degli immobili sul territorio in cui questi possono essere goduti, tanto maggiore sarà la qualità dei beni pubblici e dei servizi prodotti, e dunque gli enti locali saranno incentivati a migliorarli e i cittadini a contribuire a fronte dell’ottenimento di servizi di elevato valore.

La revisione catastale può avere positivi effetti anche sulla tassazione delle rendite da affitti, che per il futuro potrebbe basarsi su redditi figurativi e non su quelli dichiarati, con effettiva possibilità di accertamento e dunque con risultati davvero efficaci in termini di lotta all’evasione. La tassazione separata dei redditi da locazioni calcolata con riferimento ai dati catastali potrebbe anche uniformarsi alla tassazione delle rendite finanziarie, ad esempio con un’aliquota unica del 20%.

In definitiva, occorrono ben altra serietà nell’affrontare la crisi e nel gestirne l’impatto sulla collettività, soprattutto chi già è penalizzato dalla perdita del lavoro.

E’ necessario prendere atto che la crisi non è un problema episodico ma rappresenta ormai una questione strutturale da affrontare con strumenti innovativi, avendo anche il coraggio di rivedere uno dei principali assunti dell’economia di mercato, in particolare il principio che basti la semplice crescita economica e del Pil per risolvere ogni problema di creazione di ricchezza e di redistribuzione della stessa.

Coordinamento Provinciale IdV Reggio Emilia

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Manovra economica: tagli a Reggio per 13,4 milioni di euro

Filomena De SciscioTre cose importanti devono essere molto chiare ai cittadini. La prima è che la manovra finanziaria del governo avrà effetti pesantissimi sugli enti locali, e in particolare sulla spesa per i servizi sociali, l’educazione e le manutenzioni. La seconda è che ad essere colpite dalle conseguenze saranno prima di tutto persone e famiglie che già soffrono difficoltà dovute alla crisi, quindi i più deboli. La terza è che non sarà il Comune di Reggio e non saranno gli altri enti locali a voler tagliare, ma il governo, al quale va attribuita la responsabilità di un’azione finanziaria che, se da una parte è necessaria, dall’altra si profila del tutto iniqua.

E’ un governo che toglie ancora una volta alle fasce più fragili, per mantenere la condizione reddituale dei più abbienti, che non ha agito in modo credibile e determinato sull’evasione fiscale da cui si possono ricavare importanti risorse, ha gravemente inibito l’autonomia degli enti locali attuando un “federalismo alla rovescia”, privandoli – non da oggi – di entrate importanti come l’Ici. Una manovra che affossa l’economia anche a livello locale, proponendo una politica di sviluppo assolutamente inadeguata e inibendo la possibilità di investimento degli enti locali, mantenendo l’iniqua rigidità del Patto di stabilità, anche per i Comuni che, come il nostro, hanno i conti in regola, con ampia disponibilità di risorse autonome, e che hanno già in previsione per il 2010 significativi tagli applicati autonomamente alla spesa.

A differenza delle passate manovre finanziarie che non riducevano i trasferimenti ma agivano principalmente peggiorando gli obiettivi e i saldi rilevanti ai fini del Patto di stabilità (e quindi la capacità di spesa e di pagamento degli investimenti), questa manovra pregiudica fortemente gli equilibri di bilancio corrente degli enti locali (e quindi ad esempio anche la spesa per servizi sociali, scolastici e per la manutenzione) in quanto si tratta di tagli effettivi alle entrate del Comune di Reggio. Ad aggravare la situazione, la conferma degli obiettivi del Patto di stabilità interno.

Per il Comune di Reggio, significa un ulteriore sacrificio in termini di saldi da raggiungere stimabile in 12,6 milioni di euro, con una ulteriore riduzione della capacità di pagamento degli investimenti che passa dai già esigui circa 25 milioni del 2010 a 12,4 nel 2011, con una riduzione sulla media storica dei pagamenti per investimenti del 75%. E’ prevista una ancor più drastica riduzione dei costi degli apparati amministrativi, del personale e degli organi politici, oltre che delle spese di rappresentanza, della pubblicità e della convegnistica stimata dal 10 al 20%.

Se i sacrifici sono necessari, allora che siano equi, sensati e per tutti. Si vuol far passare la manovra come una misura contro gli sprechi della classe politica. In realtà, è una manovra contro la povera gente. Riteniamo che una sistematica e reale lotta all’evasione fiscale, un taglio ai costi della politica e un freno al vertiginoso aumento dei costi della spesa dello Stato centrale (quella dei ministeri è aumentata negli ultimi anni fino al 40%), l’abolizione di vitalizi spropositati e delle auto blu, accompagnata da un’adeguata tassazione delle rendite di valori significativi o elevati sarebbero misure più comprensibili e incisive. Occorre, più che mai in un periodo di crisi, una politica di sviluppo seria unita a una riduzione stabile del deficit: le risorse ottenute andrebbero indirizzate alle famiglie, alle imprese e a riforme strutturali che il Paese e gli enti locali attendono da anni.

Filomena De Sciscio
Vicesindaco Comune di Reggio Emilia

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Le mani nelle tasche degli italiani

TremontiItalia dei Valori Reggio Emilia denuncia lo sconcertante e menzognero comportamento del Governo, che dopo aver a lungo raccontato che l’Italia, grazie anche alla manovra triennale, sarebbe uscita dalla crisi meglio degli altri paesi europei, si vede ora costretto a varare una pesantissima finanziaria da 24 miliardi di euro (27 con i rifinanziamenti per l’anno in corso).

Significativo, ma non casuale, che al premier paladino dell’ottimismo sia stato risparmiato l’annuncio meno foriero di consensi della sua storia politica; l’insolitamente sobria presenza mediatica di questi giorni è ulteriore testimonianza del timore di veder compromettere la già discutibile credibilità del medesimo e del suo esecutivo, minata per di più dai recenti scandali “immobiliari”.

Ora, tuttavia, toccherà a noi cittadini e contribuenti pagare il fio di cotanta irresponsabilità. Ironia della sorte, le prime anticipazioni della manovra sembrano proprio confermare il mantra berluscon-tremontiano “non metteremo le mani nelle tasche degli italiani”, in quanto le mani della finanziaria si limiteranno in buona sostanza a prelevare le risorse prima che queste entrino nelle nostre tasche, attraverso il blocco dei contratti statali e soprattutto la consistente riduzione dei trasferimenti agli enti locali.

Le cosmetiche riduzioni dei costi della politica faticano dunque a nascondere le profonde rughe dei veri destinatari loro malgrado della manovra, necessaria certo ma squilibrata e sconcertante per il ritardo, anche nel riconoscerne la necessità; peraltro gli evasori, già beneficiari di scandalosi regali quali lo scudo fiscale e le limitazioni alla tracciabilità delle operazioni, si sono già messi da tempo al sicuro…

Italia dei Valori Reggio Emilia ribadisce che occorrono maggiore serietà, competenza e minore demagogia nell’affrontare la crisi e nel gestirne l’impatto sulla collettività, soprattutto sulle fasce più deboli e già penalizzate dalla perdita del lavoro.

Francesco Fantuzzi
Responsabile Commissione Prov.le Economia e Finanza IdV

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