9 ago
ACT: aumento delle tariffe e probabile fusione con ATCM
Il nodo vero da risolvere per il rilancio del trasporto pubblico non può limitarsi alla richiesta di un aumento dei biglietti o prospettando la fusione di Act con altre aziende vicine.
La cosa di cui ha bisogno Act prima di tutto è una trasformazione reale all’insegna di una riduzione dei costi e dell’aumento degli utenti, invece di un aumento delle entrate provenienti solo dall’incremento del prezzo del biglietto e dall’aumento dei contributi chilometrici provenienti dalla Regione.
Riduciamo i costi degli amministratori e del Consiglio di Amministrazione: magari non darà un contributo decisivo al rilancio, ma sarebbe già un primo forte segnale di cambiamento.
Queste poltrone sono destinate a persone espresse da partiti che sono o erano al governo.
Recentemente si è presentato lo stesso Malagoli a Palazzo Allende, in Commissione di Graranzia e Controllo, per dirci che c’è da ripianare un debito (mi pare di 1,5 milioni di euro) e che i soci (Provincia e Comuni) dovranno fare la loro parte. Io invece ritengo che la Provincia non dovrebbe mettere soldi in un “pozzo senza fondo”.
Spiego il perché. Ci dicono che in Act rimarranno una decina di persone con compiti di controllo e indirizzo. Spero che Malagoli non sia tra queste: se si considera un manager, deve rispondere dei risultati deludenti; se si considera un politico, penso che l’azienda potrà fare a meno di lui a maggior ragione. Ma questo ridimensionamento, nei fatti, non avverrà.
In realtà Act sarà tutt’altro che un piccolo sparuto manipolo di esperti che indirizzano le politiche di mobilità e Tpl (Trasporto Pubblico Locale), come ci vogliono raccontare, ma sarà un holding con in pancia il 65% di AE, ovvero l’azienda (privata?) che svolgerà il servizio di Tpl al posto di Act. Il messaggio è questo: «dateci i soldi per ripianare il debito per l’ultima volta, che poi finisce tutto in mani private».
Ritengo invece sia probabile che i soci (Provincia e Comuni reggiani) dovranno ripianare ancora futuri debiti di AE, essendo proprietari tramite Act dell’azienda, senza avere nulla di buono in cambio, anzi dovendo accettare inevitabilmente una maggiore precarizzazione dei lavori di Act, con inevitabili ricadute sulla qualità del servizio.
L’idea illustrata da Malagoli in Commissione suonava come un taglio dei percorsi poco frequentati dagli utenti e antieconomici, fino ad arrivare alla quantità finanziata dalla Regione. Io ho sempre inteso il contributo regionale come utile laddove il servizio è antieconomico; penso, ad esempio, alla montagna o ai quartieri periferici, visto che il centro – immagino – si finanzia col solo prezzo del biglietto. La Regione finanzia un servizio: non è un bancomat. Come in un’azienda industriale ci sono degli “scarti”, così nel Tpl ci saranno linee che lavorano con pochi utenti, ma offrono un servizio alla popolazione.
Io credo che la chiave della ristrutturazione di Act venga – oltre che dal passo indietro che deve fare la politica – dal dotarsi di una flotta di autobus moderni, con bassi costi di gestione, valutando ipotesi di noleggi a lungo termine e di autobus più piccoli. Cedere la vecchia flotta di autobus Act ad AE non alleggerisce lo stato finanziario di Act, da un lato, e dall’altro appesantisce la gestione di questa “new company” con un patrimonio di autobus vecchi e inefficienti.
Autobus nuovi garantiscono un servizio all’altezza delle aspettative di trasporto, che solo mezzi moderni possono soddisfare; penso ad esempio all’aria condizionata, almeno sui bus a media/lunga percorrenza. Senza questi servizi, chi prenderà l’autobus sarà solo colui che non ha alternative, e quindi non vi saranno nuovi utenti e non aumenterà il numero di passeggeri.
Chiederei di fare una stima del valore degli autobus, e di vendere tutti quelli vecchi (la grande maggioranza). In questo modo, invece che conferire alla nuova società una “mela avvelenata” che ne appesantisce i costi, le si darebbe la possibilità di avere un margine di manovra maggiore, dotandosi – tramite affitti o leasing a lungo termine – di mezzi che necessitano di minor manutenzione, con meno costi di gestione e anche meno inquinanti: siamo una delle città più inquinate d’Europa, e ogni sforzo per migliorare tale situazione va fatto senza esitazione.
Rudy Baccarani
Consigliere Provinciale


















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Non vogliamo entrare nella procedura di verifica in corso sul presunto abuso, ma solleviamo una questione di natura politica.









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