Contro la legge bavaglio sulle intercettazioni

Quanto dovremmo pagarlo il “dialogo”?

DialogoMa quanto dovremmo pagarlo il “dialogo”?

In questi giorni alcuni esponenti politici anche del centrosinistra inneggiano all’importanza del “dialogo” come grande strumento per le Riforme. Noi dell’IdV vorremmo sapere quanti denari i cittadini sono disposti a spendere per dimenticare che dialogo non fa necessariamente rima con libertà, giustizia e democrazia.

L’Italia ha bisogno di riforme istituzionali, e noi dell’Italia dei Valori nel Parlamento le stiamo chiedendo da molti anni, e fuori dal Parlamento stiamo manifestando democraticamente e pacificamente raccogliendo firme (vedi Lodo Alfano) e partecipando a manifestazioni e cortei (come il NO-B DAY).

Abbiamo chiesto che le riforme prevedano:

  • l’ineggibilità in Parlamento per i condannati con sentenza penale passata in giudicato per reati gravi;
  • la modifica della legge elettorale, restituendo ai cittadini la libertà di scelta degli eletti;
  • l’abolizione di ogni immunità parlamentare;
  • la riduzione fino al 50% il numero dei componenti delle Assemblee elettive, partendo dai Parlamentari;
  • la riduzione del 50% dei finanziamenti pubblici ai partiti, da erogare in relazione alla durata effettiva e non nominale del mandato.

Su questo noi vogliamo “dialogare”, e non su altro.

Penso sia inutile poi soffermarsi nello specifico sulla politica del Governo in quanto tale: dal taglio alle forze dell’ordine al ritorno al nucleare, dalla privatizzazione dell’acqua allo Scudo Fiscale, alle finanziarie vuote che si cibano del Tfr degli operai.

Contestiamo con forza il Presidente del Consiglio e il suo ritenersi al di sopra della legge, giustificandola con sondaggi quotidiani, e il continuo attacco alle istituzioni che garantiscono alla pari del governo l’equilibrio complessivo della nostra democrazia e il tentativo di fare leggi che forniscano scappatoie ai processi in corso, come la depenalizzazione del falso in bilancio e la legge “blocca processi”.

Si tratta senz’altro di un elenco parziale di possibili cause di “malapolitica” o di impossibilità di dialogo fra chi fa finta di non sentire o non vuole sentire, anche qui a Reggio Emilia.

Nei prossimi giorni Reggio celebrerà la nascita del Tricolore, e questa ricorrenza cade in un momento di grave crisi per le famiglie, gli operai, i precari, i nostri giovani.

Crediamo fermamente che Saviano, per quello che rappresenta e per il suo sacrificio quotidiano in difesa della legalità e della lotta alla mafia, sarebbe stato molto meglio dell’On. Schifani.

Noi dell’IdV ci auguriamo che venga a Reggio come Presidente del Senato e che difenda la Costituzione con voce forte e chiara, la stessa voce che avrebbe dovuto usare nel recente passato, e non l’ha fatto, ma ci auguriamo che lo possa fare qui, nella città dei sette fratelli Cervi e di Quarto Camurri, e di tanti come loro che hanno perso la vita per difendere la libertà e la democrazia.

Questo anche se noi non saremo ad ascoltarlo, impegnati in un gruppo di lettura della Costituzione nella nostra sede in via Premuda, estendendo l’invito a tutti coloro che fossero interessati a partecipare.

Liana Barbati
Segretaria Provinciale Italia dei Valori

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4 commenti a questo articolo.

  1. Scritto da salvatore vitale
    il 28.12.09 alle 15:00

    Personalmente in questa vicenda ho sempre appoggiato la scelta della Liana, basta buonismo e ipocrisia, come possiamo attuare le riformare necessarie, non è certo continuando con questi personaggi obsoleti.
    Da una parte il pdl tenta in tutti i modi di screditare le cariche istituzionali (magistratura, csm, presidente repubblica ecc)
    Dall’altra parte pd non alza la voce per difendere e contrastare gli attacchi.
    La sensazione è che il PD rappresenta la banda che continua a suonare mentre il Titanic affonda, noi dobbiamo cercare le scialuppe di salvataggio e remare.
    a presto
    Salvatore Vitale

  2. Scritto da Venusto
    il 28.12.09 alle 15:00

    Bene Liana, avanti così. Basta con l’ipocrisia.
    Noi non siamo un partito “in perenne opposizione”, come dice il Signor Gelosini, ma un partito in perenne opposizione a gente come Schifani. Se fosse venuto Fini, credo che Liana sarebbe andata.
    Saluti dai cugini di Parma
    Venusto
    IdV Parma

  3. Scritto da liana
    il 28.12.09 alle 15:00

    Caro Roberto,noi tutti siamo nelle istituzioni ,soprattutto perchè rappresentiamo l’Italia dei Valori.Personalmente sono convinta che l’istituzione si debba rispettare e che si debba pure rispettare il ruolo amministrativo che il nostro partito ci ha mandato a ricoprire,ma che lIstituzione o la rappresentatività politica che svolgiamo non ci può far dimenticare da dove veniamo ,cosa siamo e cosa vogliamo contribuire a cambiare.La mia scelta tra l’altro motivata pacatamente e democraticamente ,dipende proprio dal fatto che sono convinta profondamente delle idee che il nostro presidente porta avanti.Il successo dell’Idv anche provinciale e il successo di alcuni di noi che sono diventati assessori e consiglieri dipende anche da questo ,soprattutto da questo.Se non avessimo nelle giunte un impegno coerente con le nostre idee e con le nostre politiche ,che ci staremmo a fare ?Perchè ci avrebbero votati o nominati ?Perchè il partito ha creduto in noi,ha pensato che dentro alle istituzioni avremmo portato avanti quegli ideali che Antonio di Pietro porta avanti,con coraggio.Se no che differenza ci sarebbe tra noi o qualche altro appartenente ad un altro partito,Sono onorata e felice che il mio Presidente e la segretaria regionale abbiano inviato un comunicato stampa a sostegno della mia scelta.
    Il rispetto formale non può diventare acquiescenza e perchè avrei dovuto onorare ed omaggiare, non l’Istituzione ma un presidente del senato in odore di vicinanza alla mafia ,leggere l’Espresso’
    Comunque io sono serena e se per questa mia decisione dovrò dare le dimissioni lo farà ,una poltrona anche se da vicesindaco non vale la rinuncia alle mie idee e a quelle dell’Idv.Ma tu ti immagini in campagna elettorale la mia foto che stringo sorridente la mano a Schifani?Ma te li immagini i grillini e la rete?
    Preferisco rinunciare io al mio ruolo istituzionale ,che non drogare una campagna elettorale dei nostri iscritti che si candideranno alle regionali.Come segretaria provinciale ,come ho sempre fatto,ho anche tutelato tutti voi ,senza guardare al mio interesse.
    Ma come fai a far politica o a far l’assessore come Idv lasciando fuori i “commenti e le convinzioni personali”?
    Per chi fa politica in nome di Antonio di Pietro è un dovere scegliere anche se le scelte sono scomode.Io ho scelto
    Buon anno
    Liana

  4. Scritto da Roberto Gelosini
    il 28.12.09 alle 15:00

    Cara Liana,
    in questi giorni di polemiche, dichiarazioni, commenti e giudizi sul
    caso “Schifani”, mi trovo in difficoltà nel comprendere le dinamiche
    di questa tua decisione, e soprattutto non capisco quanto partito ti
    appoggi. Partendo dal presupposto che ognuno di noi effettua
    scelte in piena libertà e ne risponde in prima persona, credo che la
    tua scelta di non incontrare il Presidente del Senato sia stata vista
    come una posizione condivisa da tutto il partito. Non è così, almeno
    per quello che mi riguarda. Il nostro partito, da pochi mesi, si trova
    in posizioni di governo in molti comuni, abbiamo consiglieri
    comunali, assessori e il vicesindaco della Città, questa nuova
    condizione ci dovrebbe trovare con un atteggiamento diverso da
    quello di un partito in perenne opposizione, abbiamo alleati di
    governo con i quali rapportarci e soprattutto delle responsabilità non
    delegabili.
    Pur condividendo la scarsa stima nei confronti di Renato Schifani
    uomo politico ed esponente del PdL, credo che il rispetto nei
    confronti del ruolo che riveste sia doveroso da parte di chi ricopre
    un incarico pubblico come il tuo. Accetto la scelta dei consiglieri
    provinciali liberi di esprimere ogni loro impressione e sentimento,
    ma chi rappresenta un istituzione ed una città deve avere un
    rispetto formale nei confronti di un’altra istituzione, rispetto che
    esula da commenti e convinzioni personali.
    Con stima
    Roberto Gelosini

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