20 gen
Come possono i giovani accostarsi alla politica se non si sentono rappresentati?
Il disamore verso la politica, non solo da parte dei giovani, risulta ormai un fenomeno eclatante e pervasivo.
La politica viene concepita come qualcosa di sporco e poco etico: la presenza di rappresentanti con la fedina penale non immacolata, pericolose conoscenze e finalità quantomeno discutibili non fanno altro che imprimere maggiore impulso verso questo atteggiamento sfiduciato e remissivo.
La gente ha smesso di opporsi a quanto di poco etico accade nelle stanze della politica, come se tutto ciò non la riguardasse più, come sopraffatta da rassegnazione e impotenza. Paradossalmente, quando qualcuno prova a ribellarsi, a fare sentire la sua voce, a sua volta solleva una serie di critiche sospette nei propri confronti.
Ci siamo dimenticati dell’imprescindibile ruolo della dimensione politica, della sua vera natura, quella più nobile: ecco perché bisogna cambiare le cose. Bisogna credere che sia possibile avere una società diversa. Bisogna credere che sia possibile avere una politica diversa e onesta. Come spiegava Socrate, il problema consiste nel fatto che «la virtù non è un dono di natura e nemmeno del caso, ma è insegnabile e chi la possiede l’acquista con il prendersi cura di questo apprendimento».
Infatti, è dovere di chi fa politica impegnarsi a dire la verità, e porsi nella prospettiva della ricerca della verità significa assumere l’impegno, e accettare il rischio ad esso connesso, di stare in una relazione di franca onestà con se stessi e con gli altri, e con la storia del nostro paese; significa evitare di mimetizzarsi nell’ovvio e sapersi liberare dalla reticenza che non ci fa azzardare nel nominare le cose secondo direzioni non previste dall’ordine esistente; significa anche non dimenticare o non aver necessità di partecipare a riabilitazioni.
Affinché si possa uscire da questo meccanismo “perverso” e distruttivo, la speranza è riposta nell’educazione. Essere cittadino non si apprende attraverso l’imposizione o per legge, ma – come dice Cortina – per “degustaciòn”, e afferma a tal proposito: «Aiutare a coltivare le facoltà necessarie per “degustare” i valori cittadini è educare alla cittadinanza locale e universale». Questi valori civici sono fondamentalmente la libertà, l’uguaglianza, la solidarietà, il rispetto della Costituzione e delle leggi, la predisposizione a risolvere i problemi comuni e non i propri. E anche non arricchirsi con le tangenti.
Viola Pascarella
Dipartimento Tematiche Giovanili – IdV Reggio Emilia




























Scritto da Federico Orsi
il 20.01.10 alle 17:30
Finalmente qualcuno che dice a chiara voce quello che in tanti pensano, ma non hanno il coraggio di dire, per pigrizia o vergogna. Vivissimi complimenti all’autrice dell’articolo, è importante che ci siano nel mondo della politica giovani che sappiano esprimersi come lei, mi auguro che queste persone possano trovare spazi sempre più grandi. Solo così potranno cominciare a cambiare le cose!
Scritto da andre
il 20.01.10 alle 17:30
concordo….. un Paese civile DEVE puntare sull’educazione…. questo è l’iunico vero punto di partenza per una concreta ricostruzione italiana…..