La situazione attuale nel nostro paese per una donna che abbia deciso di ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza è a dir poco drammatica.
Il ricorso massiccio all’obiezione di coscienza da parte degli operatori sanitari, stimato attorno al 71%, sta ostacolando drasticamente l’effettiva applicazione delle legge 194.
Sono infatti innumerevoli i casi denunciati da donne costrette a subire un vero e proprio calvario fatto di consultori picchettati da agguerritissimi Pro-Life, ginecologi ostili e la necessità di compiere lunghi tragitti per raggiungere quelle poche strutture dove è ancora possibile vedersi riconosciuto questo sacrosanto diritto.
Purtroppo anche qui da noi la situazione è tutt’altro che rosea: i pochi superstiti che non ricorrono all’obiezione vengono ostracizzati e trattati alla stregua di reietti dai colleghi, e questo specialmente nelle aree più filoclericali dove addirittura l’obiezione di coscienza è utilizzata a fini di carriera.
I medici non obiettori, essendo pochi, si vedono costretti a compiere praticamente solo interruzioni di gravidanza, trovandosi a loro volta in una difficile condizione emotiva che alla lunga può diventare molto stressante da reggere.
Come gruppo regionale IdV, abbiamo depositato oggi una risoluzione per invitare la Regione Emilia-Romagna ad adottare quanto prima tutti gli strumenti e le strategie organizzative necessari per assicurare la presenza di un numero congruo e comunque non inferiore all’80% di sanitari non obiettori, da impiegare in ciascuna struttura sanitaria, al fine di garantire l’effettività del diritto alla procreazione cosciente e responsabile.
Chiediamo inoltre che si vigili sulle eventuali discriminazioni che potrebbero subire i non obiettori di coscienza.
In ultimo, auspichiamo che sia garantito un rapporto efficiente tra reparti ospedalieri e consultori familiari, funzionale a sostenere le donne nel loro percorso di interruzione volontaria di gravidanza.
Liana Barbati
Capogruppo IdV Regione Emilia-Romagna


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