Contro la legge bavaglio sulle intercettazioni

La violenza sulle donne

DonneLa violenza femminile è assolutamente democratica: colpisce senza discriminazione donne di tutte le nazionalità, età e cultura in ogni ambito della loro esistenza, domestico, lavorativo, extra-lavorativo.

Se è vero che la democrazia di un paese si vede da come tratta i più deboli e indifesi, allora possiamo affermare di vivere in un paese antidemocratico, che strumentalizza l’escalation di violenza sulle donne italiane ad opera di extracomunitari e sulle donne extracomunitarie da parte di altri extracomunitari solo al fine di legittimare un pacchetto di misure xenofobe e ripristinare uno stato di polizia di triste memoria anziché di diritto, alimentando la “giustizia fai da te”, uccidendo il senso civico.

I dati diffusi dall’Istat nel 2007 sono inquietanti: la violenza ad opera del partner rappresenta il 70% dei casi i quali rappresentano nemmeno il 10% delle violenze, le quali non sono denunciate nella misura del 93% degli episodi. Solo nel 2008 le donne uccise in Italia dal partner sono 113. Le donne che hanno subito violenza dopo la separazione sono 2 milioni e 77 mila.

E’ un’emergenza culturale alimentata dai media che ha reso le persone più isolate ed incapaci di trovare modelli sociali che consentano la convivenza pacifica tra individui e la capacità di gestire le relazioni interpersonali che sfociano in episodi di cronaca che hanno come protagoniste le donne, uccise da ex lasciati, stuprate per le strade, picchiate in famiglia, uccise da padri per fanatismo e prevaricazione.

Sembra proprio la prevaricazione il movente più plausibile nella violenza sulle donne, l’esercizio di un potere di controllo. Da qui si evince la necessità di rafforzare con provvedimenti che rendano effettive le pari opportunità tra uomini e donne. Prevenire, educare, formare, dare sostegno al lavoro, garantire cultura ed emancipazione. Tutto questo per dare indipendenza.

Continua a leggere…

Non condivido la tua scelta, ma darei la vita affinché tu possa farlo

Pubblichiamo l’articolo di Palmira Tiripicchio, 26 anni, studentessa universitaria, simpatizzante dell’Italia dei Valori.

Palmira TiripicchioSara è una ragazza come tante. Una sera viene violentata da alcuni balordi. Il mondo di Sara s’infrange: il trauma, il timore di avere l’Aids e in seguito l’accorgersi di essere incinta. Decide di prendere la «pillola del giorno dopo» (condannata dalla Chiesa): non se la sente di vivere, attraverso il bambino, l’incubo di quella sera.
Giulia è violentata dal padre da quando aveva cinque anni. A quindici è rimasta incinta, non ha il coraggio di dirlo a nessuno, il suo mondo è più difficile rispetto a quello che ha vissuto ognuno di noi, non si fida di nessuno e pensa che ci sia qualcosa di sbagliato in lei.
Se il mondo andasse sempre “alla dritta”, la parola «aborto» non esisterebbe.

La realtà si prende gioco di noi, nei modi più crudeli. Sara è stata costretta ad affrontare l’incubo, tutte le sue certezze sono venute meno. Giulia non le ha mai avute.

Giornalisti (RAI e non) e vari politici si scagliano contro i giovani d’oggi, accusandoli di pensare troppo, essere “bamboccioni”, non aver ideali, non volere figli e preferir vivere nel troppo lusso.

Un tempo le famiglie erano numerose e tutti stavano bene. Era davvero così? La “famiglia tipo” italiana era per lo più contadina; in questo contesto, le famiglie numerose erano considerate fonti di reddito. I bambini aiutavano a casa, assistevano i fratellini, badavano nelle faccende domestiche, collaboravano nei campi fin dalla più tenera età ma non avevano molto tempo per giocare. Il gioco era considerato una perdita di tempo.

Oggi, creare una famiglia e mettere al mondo dei figli sono lussi che non ci possiamo concedere. Trovare lavoro è sempre più difficile. Nell’aprile 2009 i giornali recitavano: «Cassa integrazione in costante aumento, i lavoratori interessati oltre 442 Mila». Basta dare un’occhiata ai dati Excelsior 2009 per avere una piccola panoramica di quello che sta succedendo in Italia.

Semplificando, migliaia di persone hanno perso il posto e dovrebbero reintrodursi nel mondo del lavoro, aggiungendosi alle file dei precedenti disoccupati e dei neo laureati/diplomati.

Se si osservano le statistiche, ci si rende conto che un lavoro, di solito, lo si ottiene con contratto, o a “tempo determinato” o di “collaborazione a progetto” (un tempo definiti “atipici”); entrambi non offrono alcuna sicurezza, soprattutto per una donna che rimane incinta. Il contratto a progetto prevede che la gravidanza comporti la sospensione del rapporto e la proroga dello stesso per 180 giorni ma, una volta terminato il contratto, non offre alcuna sicurezza che questo sia rinnovato. Inoltre, i lavoratori a progetto non hanno il diritto di congedi parentali, o di permessi per malattia del minore ecc., ma godono solo di tutele quali l’astensione facoltativa dal lavoro (per un massimo di tre mesi e fino al primo anno di vita del bambino). La nascita del piccolo potrebbe comportare, quindi, la cessazione o la riduzione dell’impegno lavorativo e non si avrebbe alcun tipo di sicurezza economica perché di sicuro alla neo-mamma non sarà rinnovato nessuno dei due contratti. Sotto questo punto di vista la donna precaria è più svantaggiata rispetto all’uomo.
Nessuna sicurezza finanziaria prevede non solo il non avere accesso a un mutuo per comprare la casa, ma preclude anche la possibilità di creare una famiglia.

E’ impedito ai giovani di avere figli da una società che non tutela la maternità e il diritto a formarsi una famiglia. Si chiede ai giovani di essere meno “bamboccioni”, di formarsi una propria indipendenza, ma non si fa nulla per diminuire il precariato. Come si fa a chiedere a una donna che ha un lavoro precario di far nascere un bambino malgrado non gli possa dare un tetto dove vivere o la sicurezza che possa mangiare tutti i giorni? Un trauma tipico del mondo odierno è il rendersi conto di non poter avere neanche quello che i nostri genitori, con le loro valigie di cartone, potevano avere in maniera quasi scontata: la possibilità di costruirsi un futuro.

Le donne di oggi non vivono una vita da fiaba: sono consapevoli che, improvvisamente, possono trovarsi senza lavoro o non riuscire più a trovarlo quando finirà la cassa integrazione. Come faranno a sopravvivere e a dare una vita decorosa ai figli? I giovani d’oggi sanno che per un lavoro non devono più solo competere con gli altri della loro generazione, ma anche con quelli più grandi di loro, con più esperienza che per mantenere la propria famiglia dovranno barcamenarsi senza sicurezza tra un lavoro e l’altro.

Come può una donna – con un impiego precario, senza sicurezza, senza futuro – diventare madre?

Chi se la sente di rischiare dovrà anche mantenere i figli in qualche modo. Lo Stato di sicuro non l’aiuterà né tanto meno la Chiesa (certamente le preghiere promesse non sfameranno i figli). Le donne d’oggi non vorrebbero abortire, sono costrette da una società che ha perso tutti i valori morali, calpestando la dignità delle persone più deboli.

Fino a quando non ci saranno tutele e anche dopo, ognuno deve essere libero di decidere ciò che è giusto e ciò che non lo è. Imporre è un crimine. Sta alle donne decidere, secondo la loro moralità, secondo le loro possibilità (e fa male dirlo), se abortire o no (ovviamente nei termini prescritti, in caso contrario diventa omicidio). Negare alle donne il diritto di decidere è compiere un passo indietro gigantesco rispetto a quello compiuto nel 1978. Il corpo di Giulia e Sara subirebbe un’ulteriore umiliazione, costrette a portare avanti una gravidanza che non vogliono solo perché qualcuno ha deciso per loro con prepotenza, solo perché per alcuni le donne sono dei “contenitori”. Tutto questo è fomentare la loro umiliazione e distruggere una volta per sempre il loro libero arbitrio. Costringere, invece, chi non ha sicurezza economica e ha solo lavoro precario ad avere figli vuol dire umiliare i genitori e condannare i bambini a un’infanzia “non felice”. Obbligare la mamma all’abbandono dei piccoli nelle strutture sociali nella speranza di dar loro una vita più decorosa, equivale a condannarla a una vita di rimorso, pentimento e a una sensazione di fallimento perenne. La scelta di abortire non è facile, se qualcuno decide di prenderla è giusto che soffra il meno possibile, se non altro a livello fisico.

La maggior parte di quello che ho scritto in quest’articolo sembra banale e scontato, ma nella società odierna ogni minimo diritto umano sembra essere dimenticato o ignorato. La libertà deve essere sempre tutelata. I casi che ho citato sono solo degli esempi: esistono centinaia di ragioni per cui una donna decide di prendere una decisione così dolorosa. Forse, in ogni caso, noi non prenderemmo mai questa scelta, ma la libertà sta nell’avere la possibilità di decidere.
«Non condivido la tua scelta, ma darei la mia vita affinché tu possa farla».

di Palmira Tiripicchio
(Simpatizzante Italia dei Valori)

Coordinamento Nazionale Donne IdV, sabato 18 aprile 2009 (Roma)

Convegno DonneCare amiche,
il giorno sabato 18 aprile 2009 a Roma si svolgerà il convegno “Dai valore alla differenza: no alla violenza!”

Per il nostro viaggio a Roma, è prevista la partenza alle 4.30 da Piazzale Europa (area Ex Caserma Zucchi), con sosta a Bologna per caricare chi arriva dalla Romagna (possibilmente verso le 5).

Comprendo che è una levataccia, ma potremo dormire in pullman (un pullman da 54 posti e noi saremo poco più di 20!). Il rientro sarà per le 16.30/17.00 (avremo circa 4 ore per farci un giro per Roma).

Invito tutte le donne a partecipare numerose. L’occasione è importante perché non sarà solo un convegno, ma anche il primo Coordinamento Nazionale delle Donne IdV, con la presenza delle Tv e della carta stampata, un evento quindi che ci darà grande visibilità.

Scrivetemi per ulteriori informazioni e per confermarmi la vostra adesione.

AGGIORNAMENTO: il luogo di partenza di sabato 18 aprile NON sarà più Piazzale Europa (area Ex Caserma Zucchi), poiché il parcheggio è a pagamento, ma via Paterlini (parcheggio del tribunale), luogo più agevole, gratuito e vicino all’imbocco dell’autostrada, dove ci raggiungeranno le colleghe di Parma.

A presto,

Daniela Tagliatini
Responsabile Provinciale Donne

Assemblea Regionale Donne ed elezione responsabile

Logo IdV Reggio EmiliaCare amiche, in questi giorni riceverete una lettera dalla Segretaria Regionale On. Silvana Mura per un’altra Assemblea Regionale Donne e per l’elezione della Responsabile Regionale, prevista per il giorno 22 settembre alle ore 20, a Bologna presso il Centro Congressi 7Gold in via dell’Arcoveggio 49/5.

La votazione precedente è finita in pareggio.

Fatemi sapere se siete interessate a partecipare all’incontro.

Verso la fine del mese faremo un Coordinamento Provinciale per l’Elezione della Responsabile Provinciale Donne: se qualcuna di voi fosse interessata alle tematiche femminili, potrebbe farmi presente la sua candidatura per occuparsi delle politiche femminili nella nostra provincia, così potremmo eleggerla al prossimo Coordinamento.

Aspetto vostre notizie!

Liana Barbati
Segretaria Provinciale Italia dei Valori
Cell.: 339 1601786

Le donne e i tempi che cambiano

LetteraDa tempo Liana mi sprona a scrivere qualcosa sulle donne: “butta giù qualche idea, dammi degli spunti”, mi dice. Forse dovrei ringraziarla, perché da brava maestra mi sollecita a creare, mi da insomma quel tanto di spinta che serve per buttarsi a comunicare…

Il problema è quando ci sono delle resistenze. E io di resistenze in questi anni ne ho collezionate molte. Difficile descriverle tutte nei particolari e dare loro un significato. E’ forse più semplice provare a stendere un pout-pourri, partendo da una storia. Quale storia? La mia!

Continua a leggere…