Contro la legge bavaglio sulle intercettazioni

Manovra economica: tagli a Reggio per 13,4 milioni di euro

Filomena De SciscioTre cose importanti devono essere molto chiare ai cittadini. La prima è che la manovra finanziaria del governo avrà effetti pesantissimi sugli enti locali, e in particolare sulla spesa per i servizi sociali, l’educazione e le manutenzioni. La seconda è che ad essere colpite dalle conseguenze saranno prima di tutto persone e famiglie che già soffrono difficoltà dovute alla crisi, quindi i più deboli. La terza è che non sarà il Comune di Reggio e non saranno gli altri enti locali a voler tagliare, ma il governo, al quale va attribuita la responsabilità di un’azione finanziaria che, se da una parte è necessaria, dall’altra si profila del tutto iniqua.

E’ un governo che toglie ancora una volta alle fasce più fragili, per mantenere la condizione reddituale dei più abbienti, che non ha agito in modo credibile e determinato sull’evasione fiscale da cui si possono ricavare importanti risorse, ha gravemente inibito l’autonomia degli enti locali attuando un “federalismo alla rovescia”, privandoli – non da oggi – di entrate importanti come l’Ici. Una manovra che affossa l’economia anche a livello locale, proponendo una politica di sviluppo assolutamente inadeguata e inibendo la possibilità di investimento degli enti locali, mantenendo l’iniqua rigidità del Patto di stabilità, anche per i Comuni che, come il nostro, hanno i conti in regola, con ampia disponibilità di risorse autonome, e che hanno già in previsione per il 2010 significativi tagli applicati autonomamente alla spesa.

A differenza delle passate manovre finanziarie che non riducevano i trasferimenti ma agivano principalmente peggiorando gli obiettivi e i saldi rilevanti ai fini del Patto di stabilità (e quindi la capacità di spesa e di pagamento degli investimenti), questa manovra pregiudica fortemente gli equilibri di bilancio corrente degli enti locali (e quindi ad esempio anche la spesa per servizi sociali, scolastici e per la manutenzione) in quanto si tratta di tagli effettivi alle entrate del Comune di Reggio. Ad aggravare la situazione, la conferma degli obiettivi del Patto di stabilità interno.

Per il Comune di Reggio, significa un ulteriore sacrificio in termini di saldi da raggiungere stimabile in 12,6 milioni di euro, con una ulteriore riduzione della capacità di pagamento degli investimenti che passa dai già esigui circa 25 milioni del 2010 a 12,4 nel 2011, con una riduzione sulla media storica dei pagamenti per investimenti del 75%. E’ prevista una ancor più drastica riduzione dei costi degli apparati amministrativi, del personale e degli organi politici, oltre che delle spese di rappresentanza, della pubblicità e della convegnistica stimata dal 10 al 20%.

Se i sacrifici sono necessari, allora che siano equi, sensati e per tutti. Si vuol far passare la manovra come una misura contro gli sprechi della classe politica. In realtà, è una manovra contro la povera gente. Riteniamo che una sistematica e reale lotta all’evasione fiscale, un taglio ai costi della politica e un freno al vertiginoso aumento dei costi della spesa dello Stato centrale (quella dei ministeri è aumentata negli ultimi anni fino al 40%), l’abolizione di vitalizi spropositati e delle auto blu, accompagnata da un’adeguata tassazione delle rendite di valori significativi o elevati sarebbero misure più comprensibili e incisive. Occorre, più che mai in un periodo di crisi, una politica di sviluppo seria unita a una riduzione stabile del deficit: le risorse ottenute andrebbero indirizzate alle famiglie, alle imprese e a riforme strutturali che il Paese e gli enti locali attendono da anni.

Filomena De Sciscio
Vicesindaco Comune di Reggio Emilia

Le mani nelle tasche degli italiani

TremontiItalia dei Valori Reggio Emilia denuncia lo sconcertante e menzognero comportamento del Governo, che dopo aver a lungo raccontato che l’Italia, grazie anche alla manovra triennale, sarebbe uscita dalla crisi meglio degli altri paesi europei, si vede ora costretto a varare una pesantissima finanziaria da 24 miliardi di euro (27 con i rifinanziamenti per l’anno in corso).

Significativo, ma non casuale, che al premier paladino dell’ottimismo sia stato risparmiato l’annuncio meno foriero di consensi della sua storia politica; l’insolitamente sobria presenza mediatica di questi giorni è ulteriore testimonianza del timore di veder compromettere la già discutibile credibilità del medesimo e del suo esecutivo, minata per di più dai recenti scandali “immobiliari”.

Ora, tuttavia, toccherà a noi cittadini e contribuenti pagare il fio di cotanta irresponsabilità. Ironia della sorte, le prime anticipazioni della manovra sembrano proprio confermare il mantra berluscon-tremontiano “non metteremo le mani nelle tasche degli italiani”, in quanto le mani della finanziaria si limiteranno in buona sostanza a prelevare le risorse prima che queste entrino nelle nostre tasche, attraverso il blocco dei contratti statali e soprattutto la consistente riduzione dei trasferimenti agli enti locali.

Le cosmetiche riduzioni dei costi della politica faticano dunque a nascondere le profonde rughe dei veri destinatari loro malgrado della manovra, necessaria certo ma squilibrata e sconcertante per il ritardo, anche nel riconoscerne la necessità; peraltro gli evasori, già beneficiari di scandalosi regali quali lo scudo fiscale e le limitazioni alla tracciabilità delle operazioni, si sono già messi da tempo al sicuro…

Italia dei Valori Reggio Emilia ribadisce che occorrono maggiore serietà, competenza e minore demagogia nell’affrontare la crisi e nel gestirne l’impatto sulla collettività, soprattutto sulle fasce più deboli e già penalizzate dalla perdita del lavoro.

Francesco Fantuzzi
Responsabile Commissione Prov.le Economia e Finanza IdV

Manovra economica iniqua e discriminante: colpirà soprattutto lo stato sociale

Manovra di TremontiIl Governo si accinge a varare una manovra finanziaria di rilevante portata per fare fronte alla crisi che sta investendo tutto il continente e che mette a serio rischio la stabilità dell’euro, esposto a fenomeni di speculazione che interessano tutti i paesi dell’Unione.

Il punto qualificante della manovra annunciata è il contenimento della spesa pubblica, da realizzare anche mediante il congelamento del rinnovo del contratto del pubblico impiego, un intervento sulle “finestre” pensionistiche, il differimento ulteriore dei termini per la liquidazione del Tfs-Tfr e la riduzione dei trasferimenti agli enti locali.

I tagli si rifletteranno inevitabilmente, in termini sia quantitativi che qualitativi, sui servizi sociali, educativi, sanitari, previdenziali e interesseranno complessivamente di tutto il welfare, con conseguenze negative gravissime sul nostro modello di stato sociale.

Il Governo, di fronte all’aggravarsi della congiuntura economica in termini di riduzione dei posti di lavoro e di abbassamento generalizzato della qualità della vita di ampi strati di cittadinanza, non riesce a prefigurare altri strumenti per farvi fronte che non siano quelli puramente emergenziali, quali gli ipotizzati ennesimi condoni o le misure annunciate sul contenimento parziale dei costi della politica, per loro natura inidonei a fornire un’adeguata risposta alla crisi economica in chiave strutturale.

Appare chiaro che non si vuole mettere mano a una seria revisione della fiscalità riducendo l’entità del prelievo fiscale sulle retribuzioni da lavoro dipendente e pensioni, allo scopo di rilanciare la domanda interna e innescare una fase di ripresa; nel contempo, non si intende intervenire concretamente sulla tassazione della rendita finanziaria, nelle attività di contrasto al fenomeno dell’evasione fiscale e nell’attuazione di misure concrete contro la corruzione.

E’ necessario mobilitare tutti i cittadini per impedire che l’emergenza economica permetta al Governo di ridisegnare l’assetto complessivo delle relazioni sociali all’interno del Paese, riducendo gli spazi dei diritti fondamentali, vero obiettivo di questa politica del centrodestra.

Andrea Aguzzoli
Segretario Cittadino

La Finanziaria della Vergogna…

TredicesimaCome Italia dei Valori avevamo chiesto e chiediamo ancora di detassare la tredicesima mensilità per gli anni 2009 e 2010. Questo atto avrebbe portato un po’ di soldi veri, e non virtuali, nelle tasche di tutti i lavoratori.

Stabilito che questo è un periodo nero per il nostro Stato, e che gli unici a subirne le conseguenze sono le famiglie, gli operai, i pensionati e i nuovi poveri, cioè quei giovani che devono lavorare 12 ore al giorno con un contratto a tempo determinato per 700 euro, il tutto senza diritti, dobbiamo prendere atto che l’ultimo dibattito che si è tenuto in Parlamento ha riguardato la lunghezza della coda dei cani, e il prossimo sarà su come pitturare alcune stanze.
Mentre Brunetta, Gelmini e Sacconi stanno portando l’Italia nel gruppo dei paesi poco democratici, perché cultura, ricerca, università e scuola per loro sono un costo e un peso, e trattano questi lavoratori come merce di scarto.

Il 2009 ha prodotto nel mondo del lavoro miseria e disuguaglianza sociale: oltre 100 mila precari della scuola sono stati mandati a casa, insieme a un milione di senza lavoro e a un numero imprecisato di aziende che hanno chiuso i battenti. Per loro nessuna menzione nella Finanziaria della disparità sociale e nella Finanziaria della vergogna, che decide di rubare nel piatto delle pensioni. Il Tft che appartiene a tutti i lavoratori ora Berlusconi lo scippa all’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale. Si fregano i soldi del Tfr dei lavoratori.

Il debito pubblico ha raggiunto quota 1.800 miliardi di euro, crescendo a colpi di 10 miliardi di euro al mese: un triste primato di questo Governo. Le entrate sono crollate sotto i colpi della crisi, mai riconosciuta e assistita, e l’unica entrata la porta lo Scudo Fiscale, vergogna che aiuta la mafia e i grandi evasori fiscali a riportare soldi in Italia per comprarsi quello che non hanno già comprato.

Con questa Finanziaria, lo Stato arraffa nelle tasche dei pensionati, tira un calcio agli Enti Locali riducendo i trasferimenti, incatenandoli al Patto di Stabilità e non ascolta i sindaci di tutti i Comuni d’Italia, alla faccia del federalismo, continuando a elargire fondi solo ai pochi Comuni spreconi dei soliti amici.

Invece di pensare al nucelare, al Ponte di Messina, a privatizzare l’Acqua, a distruggere la Giustizia e a cambiare la Costituzione, pro domo sua, comincino a occuparsi dei cittadini e lascino il Tfr agli operai.

Liana Barbati
Segretaria Provinciale Italia dei Valori