Contro la legge bavaglio sulle intercettazioni

La “Guerra dei Grembiuli”

Riforma GelminiSi potrebbe chiamare “la guerra dei grembiuli”, oppure “quanto ci costerà l’ignoranza”.

L’Italia dei Valori di Reggio Emilia aderisce alla grande manifestazione a Roma contro il decreto Gelmini, che riporta la scuola elementare ai tempi del maestro Manzi, o del libro Cuore, con la “maestrina dalla penna rossa”.

La Ministra dell’Istruzione, però, è più un personaggio da Sturmtruppen che persona dalle conoscenze tali da fare una Riforma senza il coinvolgimento di esperti, senza documentarsi, senza famiglie.

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Ecco come la Gelmini distrugge la scuola pubblica

Mariastella GelminiRiprendendo il tema “Riforma della scuola” per ulteriori approfondimenti, segnaliamo un articolo apparso qualche giorno fa sul sito redAcon (giornale online dell’Appennino reggiano), scritto da Federico Zannoni, di cui riportiamo di seguito alcuni passi.

Stanno distruggendo la scuola pubblica, ma la gente sorride, alza le spalle, si tappa le orecchie, oppure accusa chi manifesta dissenso di strumentalizzare i bambini. La gente non si interroga sulle catastrofi che la Riforma Gelmini porterà al sistema scolastico.
Andando oltre la “balilliana” introduzione del camice obbligatorio e il discriminatorio obbligo di esprimere i giudizi in cifre, soffermiamoci sulla novità, pardon regressione, più decisiva: il ritorno al maestro unico alla scuola materna e alle elementari.

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L’Ipotesi di Calamandrei

Riforma GelminiQuasi 60 anni fa, Pietro Calamandrei così scriveva sui possibili rischi dell’istruzione pubblica al III Congresso dell’ADSN (Associazione a Difesa della Scuola Nazionale).

Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.
Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di stato hanno difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza, in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole , perché in fondo sono migliori – si dice – di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di stato per dare prevalenza alle scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa così, ve l’ho già detto: rovinare le scuole di stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico.

A distanza di oltre mezzo secolo, non solo le sue parole sono ancora attuali ma, lette all’indomani della sconsiderata riforma Gelmini, appaiono sotto una luce nuova, più inquietante.

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