Antonio Di Pietro ha annunciato poche ore fa dalla sua pagina Facebook che dopodomani verranno depositate in Cassazione le firme raccolte per i 3 Referendum sul legittimo impedimento, sulla privatizzazione dell’acqua e sul nucleare.
Nel frattempo, anche nel Comune di Cavriago è stato approvato dal Consiglio Comunale l’Ordine del Giorno presentato dalla lista “Insieme per Cavriago”, per dichiarare Cavriago «Comune denuclearizzato».
E’ un atto concreto che esprime fortemente la contrarietà per il ritorno al Nucleare in Italia, come previsto dal Governo: una decisione sbagliata che non porterà nessun giovamento al paese, anzi numerosi sono i problemi ancora senza una vera soluzione, come – primo fra tutti – il trattamento delle scorie.
La strada maestra da seguire è invece quella delle energie alternative, ma prima ancora quella del risparmio energetico. Invece di buttare soldi nel Nucleare, si favorisca lo sviluppo di queste due direttrici. Altri stanno perseguendo in modo pragmatico questi obiettivi, ottenendo risultati concreti su diversi fronti e creando allo stesso tempo nuovi posti di lavoro.
Gian Luca Berciotti Assessore IdV – Comune di Cavriago
Gli svantaggi del nucleare sono chiari: scorie e rifiuti sono molto pericolosi e non perdono il loro effetto devastante per migliaia di anni. Non esistono luoghi sulla terra completamente sicuri. In Italia, il prodotto di solo 4 centrali, per pochi anni di attività, ammonta a 28 mila metri cubi di scorie che ancora non hanno trovato una collocazione stabile. Come si può sostenere la costruzione di nuove centrali quando non si riescono a smaltire nemmeno le scorie delle vecchie centrali? Alle scorie vanno aggiunti i rifiuti radioattivi a fine ciclo di produzione delle centrali che devono essere dismesse.
La dipendenza dall’estero è superiore a quella del petrolio, e anche l’uranio è in via di esaurimento. Il rischio di incidenti è sempre presente: dal 1991, 23 centrali francesi su 56 si sono fermate per guasti e un incidente nucleare è comunque più grave di qualsiasi altro incidente per impianti produttori di energia. Nessun reattore è intrinsecamente sicuro, nemmeno quelli di terza generazione. Perché allora gli incidenti vengono sistematicamente nascosti? L’incidente di Chernobyl dimostra che l’esposizione cronica alle radiazioni ha effetti ancora sconosciuti.
Le centrali nucleari costano molto e richiedono tempi lunghi per costruirle (5-10 anni), hanno vita breve (20-30 anni) e costi di smantellamento elevati. Senza sussidi statali, il nucleare è antieconomico, e nessun privato si avventura in un settore sicuramente già in perdita in partenza. Nessun piano di ammortamento di centrali nucleari in costruzione ha incluso i costi della vigilanza, di sicurezza delle centrali e delle scorie per decine di anni. Nessuna assicurazione, per qualunque cifra, copre anche in minima parte i rischi di una centrale nucleare. Il nucleare è una fonte energetica economicamente in perdita già in partenza se si calcolano tutte le voci di spesa, anche a lunga scadenza, come avviene per qualunque altro impianto energetico.
Le centrali nucleari sono facile bersaglio di attentati terroristici, con effetti sulla popolazione superiori a qualunque altro potenziale atto criminale.
Il contributo del nucleare alla riduzione dei gas a effetto serra è marginale e inferiore a un semplice piano di risparmio energetico.
Poche persone altamente specializzate controllerebbero l’energia nucleare generando diffidenza e sfiducia nella popolazione.
Non c’è consenso sul nucleare ed è difficilissimo localizzare una centrale nucleare senza creare problemi di ordine pubblico.
La tecnologia del nucleare è la stessa per uso civile e militare. Molte nazioni come la Francia hanno intrapreso questa strada unicamente per strategia militare e sfruttando gli aiuti statali civili. Il nucleare non conviene senza congrui incentivi dello Stato che servirebbero soltanto ad alimentare i costruttori e la lobby interessata.
Firma per i 3 Referendum Italia dei Valori: NO al nucleare, NO alla privatizzazione dell’acqua, NO al legittimo impedimento.
Qui di seguito trovate l’elenco dei banchetti di raccolta delle firme per i 3 Referendum su Nucleare, Legittimo Impedimento e Acqua Pubblica, organizzati nella provincia di Reggio Emilia.
L’11 maggio 2010, dopo ampia discussione, il Consiglio Comunale di Viano ha approvato all’unanimità (15 consiglieri su 15 presenti, incluso il Sindaco) l’Ordine del Giorno contro il nucleare, presentato dal consigliere Marco Dallari dell’Italia dei Valori.
Il testo della proposta adottata integralmente dal Consiglio, con le relative motivazioni, è scaricabile da qui.
Il consigliere Marco Dallari commenta così: «Noi dell’Italia dei Valori siamo orgogliosi di questa vittoria politica, perché quella contro il Nucleare è una battaglia voluta dalla gente, e lo dimostra la fila di persone che accorrono ai nostri banchetti per firmare i 3 Referendum (Nucleare, Acqua Pubblica e Legittimo Impedimento). Siamo contenti di aver convinto tutte le forze politiche presenti in Consiglio che tale forma di energia è nociva e anacronistica, mentre occorre investire su fonti rinnovabili come il sole o il vento, che rappresentano la scommessa del futuro. Invitiamo tutti i cittadini a venire ai nostri banchetti, che saranno presenti anche a Viano, per firmare e festeggiare assieme questo risultato».
Il gruppo dell’Italia dei Valori in Consiglio Provinciale ha presentato un Ordine del Giorno contro il ritorno delle centrali nucleari sul suolo italiano.
Il Governo Berlusconi non ha avuto il minimo rispetto per quei cittadini che nel 1987, con un Referendum, hanno voluto eliminare questa tecnologia per la produzione di energia nel nostro paese. Si vede che il popolo serve ai nostri cari dirigenti solo nel momento delle elezioni e non quando si prendono decisioni per il bene della collettività.
Questo potrebbe diventare un vero problema di sicurezza per il nostro paese, vista la tecnologia obsoleta acquistata dalla Francia e dalla Russia per la costruzione delle centrali nucleari. Tale tecnologia causa ogni anno circa 100 incidenti in Francia, fortunatamente per il momento innocui, ed è la stessa del disastro di Chernobyl! Senza contare il fatto che le prime centrali sarebbero in funzione fra non meno di una decina d’anni, e potrebbero a loro volta funzionare per una ventina.
Chiederemo quindi al Consiglio Provinciale e alla Giunta di impegnarsi a far si che sul nostro territorio non si costruiscano centrali nucleari, che non ci possano essere magazzini per lo stoccaggio delle scorie, che non possano transitare veicoli che trasportano scorie nucleari o materiale fissile, in breve a definire la provincia di Reggio Emilia «territorio denuclearizzato».
Questo vuole essere un piccolo gesto a livello nazionale per sensibilizzare la gente sui rischi che correremmo nel ritornare a questa tecnologia. Ci stiamo impegnando nella raccolta di firme per il Referendum, affinché ancora una volta il popolo possa decidere del suo destino.
Emanuele Magnani Capogruppo Italia dei Valori – Provincia di Reggio Emilia
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